11.09.2009 - Pietro Romano - Lega bifronte

Da qualche tempo il bersaglio preferito della Lega Nord a Rho è l’Assessore ai Servizi Sociali Carolina Pellegrini. Mi riferisco in particolare alle dichiarazioni del Segretario Simone Giudici rilasciate a metà luglio con le quali esprimeva contrarietà al Protocollo siglato tra il Comune di Rho e la Prefettura di Milano per favorire i ricongiungimenti familiari, nonché a quelle della scorsa settimana che l’accusavano di continuare “a dedicare pensieri, tempo e aiuti agli extracomunitari”. Contemporaneamente, però, la stessa Lega ha intensificato le esternazioni autogratificandosi di una propria incisiva azione in materia di sicurezza giungendo (pag. 15 di Settegiorni del 4.9.2009) fino a rivendicare assurdamente come propri (“Grazie alla Lega”) gli arresti e le operazioni anticrimine eseguite da Polizia e Carabinieri, come se i rappresentanti della Lega anziché seduti in Consiglio Comunale ed in Giunta stiano costantemente alla guida delle volanti delle Forze dell’Ordine. A prescindere dal fatto che la rivendicata maggior sicurezza è costantemente smentita dalle notizie di cronaca nera spesso pubblicate a fianco di tali fantasiose dichiarazioni e che la reale situazione della Città è sotto gli occhi di tutti, sia l’atteggiamento “bifronte” della Lega sia il contenuto del Protocollo sui ricongiungimenti familiari impongono alcune considerazioni. La prima è che anche la Lega non può pretendere da una parte di svincolarsi a proprio comodo dalle responsabilità politiche che derivano dalle scelte della Maggioranza attaccando a seconda dei casi il Sindaco o l’Assessore e contemporaneamente, dall’altra, di rivendicarne i meriti. La Lega è parte integrante della Maggioranza e governa la Città di Rho da oltre due anni. Le decisioni della Maggioranza sono quindi tutte decisioni anche della Lega se non altro perché i suoi due Assessori ed i quattro Consiglieri hanno sempre votato – approvandole – le delibere della Giunta e del Consiglio Comunale, ivi comprese quelle relative al contenuto del Piano Sociale di Zona da cui deriva il protocollo per favorire i ricongiungimenti familiari tra extra-comunitari. Troppo comodo, dopo aver approvato le delibere, rilasciare dichiarazioni sui giornali per prendere le distanze e per costringere il Sindaco a fare precisazioni che hanno tutto il sapore del “contentino”. Se quindi la Lega – come tutti - vuole più sicurezza e legalità per i Cittadini Rho è a se stessa che deve rivolgersi impegnando i propri Assessori e Consiglieri a concretizzare finalmente le promesse fatte. Ad oggi le prostitute sono lì dove sono sempre state ed i muri sono sempre imbrattati. Se la Lega non è poi d’accordo su una proposta del Sindaco o di un Assessore non voti la relativa delibera o ponga preventivamente il problema. Non si può sempre tirare il sasso per poi ritrarre la mano. La seconda è che parlando di stranieri non si può fare sempre di tutta l’erba un fascio, accomunando colui che legittimamente richiede di ricongiungersi alla propria famiglia con l’extracomunitario ubriaco che commette reati. Ormai si sa, però, che parlare alla Lega di stranieri è come sventolare un lenzuolo rosso ad un toro nell’arena. Entrambi (Lega e toro) attaccheranno a testa bassa. Ritengo invece che si debba distinguere tra le varie situazioni senza alimentare – comunque e sempre - paure nei confronti degli stranieri. Sulla necessità di disciplinare l’immigrazione e sul fatto che gli stranieri che commettono reati debbano essere puniti, il PD è certamente d’accordo. Ma non vi era nessuna ragione per osteggiare il protocollo sui ricongiungimenti familiari (peraltro condiviso da tutti i Comuni del Piano di Zona e che ha lo scopo di attuare le norme previste dalla legge Bossi-Fini). Lo straniero che richiede di ricongiungersi ai propri figli o alla propria moglie deve dimostrare non solo di essere in regola con il permesso di soggiorno, ma anche di avere un lavoro stabile, una casa, idonee capacità di reddito e di non aver commesso reati. Il ricongiungimento familiare è lo strumento principale attraverso il quale si attua la vera e piena integrazione e negare ai migranti, arrivati in Italia per lavorare, di vivere assieme alla loro famiglia significa volerli privare della loro dignità umana. Bene quindi ha fatto l’Assessore Pellegrini ad impegnare tempo ed energie su questo punto.

Pietro Romano Consigliere Comunale del PD