Sul futuro del PD...

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admin
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Joined: 17/08/2007

Intervista di Civati a Repubblica

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"ABBIAMO arrotolato le nostre bandiere "Primarie subito" e siamo tornati a casa delusi. Diciamo la verità, quella dell'elezione di Franceschini non è stata una bella giornata". Giuseppe Civati, monzese, classe 1975, consigliere regionale lombardo (il più votato del Pd), ha l'aria del "bel fieou", come direbbe Berlusconi, ma con alle spalle un curriculum di ferro. Professore di filosofia e studioso del Rinascimento, colto, simpatico, popolare. Il suo blog è il settimo d'Italia, secondo politico, dopo Di Pietro. Vincitore a sorpresa del sondaggio dell'Espresso sul futuro leader del Pd. "Sono il primo a scherzarci sopra. Il dato significativo di quel sondaggio non era il primo posto, ma l'ultimo: Dario Franceschini".

Cominciamo da lei a impallinare il nuovo capo del Pd?
"Ma no, certo che Franceschini è un'ottima persona. Il metodo però è sbagliatissimo. Ancora una volta, abbiamo fatto il contrario di quanto ci chiedevano gli elettori. E infatti nei sondaggi continua la caduta libera, siamo scesi dal 25 al 23".

Sondaggi, internet. Ma lei insegna Rinascimento o marketing?
"Già. Ho letto che Franceschini e Bersani attaccano chi pretende di far politica coi blog. Pretende? Per la mia generazione è l'unico modo di fare ancora politica. Che dovremmo fare? Andare in sezione? A Milano la sede del Pd non c'è neppure".

Che cosa non la convince nell'elezione di Franceschini?

"Non si elegge un nuovo capo in due ore. Al confronto Obama è Dysneyland. Poi questo rito del rinnovamento sempre annunciato e mai messo in pratica. Il prossimo che dice "o si cambia o si muore" lo picchio".

E se invece Franceschini cambiasse davvero?
"Ne riparliamo fra un mese. Se Bassolino è sempre lì a far danno, allora significa che non è cambiato nulla".

Veltroni ha provato a far dimettere Bassolino.
"E invece s'è dimesso lui. Ha idea di quanti voti ci toglie ogni giorno, da mesi, la vicenda campana? Noi andiamo in giro qui al Nord a sostenere il modello di buona amministrazione del centrosinistra, e la gente ci risponde sempre la stessa cosa: allora a Napoli? Oggi Velardi, assessore di Bassolino, ha definito il grande Roberto De Simone una sciagura. Domanda: è lo stesso Velardi che sul Corriere garantiva per Romeo una settimana prima dell'arresto? Ma perché noi dobbiamo farci il mazzo a volantinare nelle fabbriche del bresciano o a parlare con i piccoli imprenditori del Varesotto, quando poi questi distruggono tutto con una puntata di Porta a Porta?".

Che ne pensa del partito del Nord di Chiamparino e Cacciari?
"Assurdo. Al Nord vivono venticinque milioni d'italiani e si producono i due terzi del Pil. Non stiamo parlando della Baviera o della Catalogna, con tutto il rispetto".

Ma il problema esiste. La sua area, la Grande Milano, otto milioni d'abitanti e un quarto del Pil, in questi quindici anni ha avuto meno rappresentanza nel centrosinistra di Nusco e Ceppaloni.
"Più grave è essere assenti sui temi che riguardano il territorio. Malpensa è stata una catastrofe del centrodestra, un tradimento della Lega ai suoi elettori. E noi dove eravamo? Su temi come la sicurezza, il precariato, le riforme della pubblica amministrazione e del mondo del lavoro, abbiamo balbettato. Un giorno stiamo con la Cisl, l'altro con la Cgil. Nessuno sa più che fine ha fatto Ichino. Sul nucleare, in pochi mesi, abbiamo espresso tre posizioni diverse. Il no di Realacci, il sì di Veronesi e il forse di Colaninno. Sull'immigrazione pure, con il ridicolo finale di inseguire ora la destra sulle ronde, che non servono a nulla".

Non le chiedo neppure la sua posizione sulle interferenze della Chiesa e sul testamento biologico, visto che ha dedicato l'ultimo libro a Giordano Bruno.
"Anche lì, un caleidoscopio di posizioni. In questo Franceschini ha detto una parola chiara e gli ho battuto le mani. Era ora".

Si risolverebbe tutto con l'avvento di voi trentenni?
"Sciocchezze. Occorre una nuova generazione politica, non anagrafica. Bisogna farla finita con questa storia degli ex qualcosa. Io sono del '75, non sono ex di niente, per me la politica è cominciata con l'Ulivo. La verità è che questi sulla difesa dell'identità, in qualche caso acquisita di recente, come nel caso di Rutelli, ci campano".

Che cosa scriverà nel prossimo striscione congressuale?

"Occupiamoci di loro, non di noi".

Da segretario dei Ds a Monza si è fatto un nome con la conquista a sorpresa della capitale della Brianza, il regno stesso di Berlusconi. Come avete fatto?
"Imponendo la nostra agenda politica. Ce ne inventavamo una al giorno e loro erano costretti a inseguirci. Davamo le notizie. Abbiamo rivelato i progetti di cementificazione del fratello di Berlusconi, lo scandalo del nuovo centro commerciale, l'assalto alle aree verdi. Non è che bisogna sempre aspettare l'inchiesta di Report o di Repubblica per denunciare uno scandalo. Dopo un po' ci chiamavano anche gli elettori di destra per dire: io non vi voto, però vi devo raccontare questa cosa".

Anonimo
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a lezione da civati? no, grazie

Trovo l'intervista molto strumentale.
Al PD servono progetto politico, linea e la capacità di guidare un processo "di costruzione" del soggetto politico e sociale di riferimento che di certoo non si risolverà a breve sull'onda emotiva o mitizzando all'eccesso una partecipazione democratica senza guida che si risolve alla fine in assemblearismo stantio.

Saluti da un intruso abbiatense.

Andrea Sfondrini

andy
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Joined: 29/08/2007
Finalmente!

Oh! Finalmente uno che dice quello che pensa!

Bravo Pippo!

PS: grazie all'admin per lo spunto :-P

Paola Pessina
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Joined: 04/09/2007
Come siamo messi?

Sono una fan di Civati e da tempo dico che a Rho dovremmo organizzare con lui una serata (o altro di più creativo), perché ne vale assolutamente la pena. Capisco Pippo e condivido la delusione sua e di tutti quelli che la pensano come lui (sono tantissimi, e lo so). Conosco però fin troppo bene i nostri limiti (e Walter Veltroni li ha conosciuti ancor meglio, a proprie spese): primarie subito voleva dire tre mesi a individuare, esasperare, attorcigliare, esibire in pubblico le nostre differenze, opzioni, ex-appartenenze: che sarebbero una ricchezza, se ci ricordassimo di abitare tutti la stessa casa (che abbiamo scelto e costruito noi), e i pericoli che sta attraversando adesso la democrazia del Paese (quella che vorremmo proteggere, per noi e per tutti). E che invece trasformiamo regolarmente e ostinatamente in una sciagura, servita gratis agli avversari, che ci campano.
Per cui, ritengo che Franceschini sia da proclamare santo subito, e martire per giunta: perché si becca le colpe di Veltroni (ne era il vice), dell'oligarchia PD (ne è parte), delle sconfitte elettorali prossime venture (ne sarà responsabile). Chi glielo faccia fare, non so.
So però che grazie a lui avremo tutti un alibi per la catastrofe di consensi cui andiamo incontro. Potremo uscirne vergini tutti tranne lui. E fare di tale verginità una base sulla quale organizzare - se mai ne fossimo capaci - un partito che non può essere solo "fluido", se vuol essere "partito" (la fluidità se la possono permettere i berlusconiani e i leghisti, in questo Paese perché da loro la fedeltà al capo non ha bisogno di confronto interno e di primarie... Cappellacci o Pinco Palla sono uguali, Gentilini e Maroni si equivalgono, se per loro grantisce il Capo).
Io non so se gli Italiani hanno ancora voglia/tempo per avere dei partiti anziché dei Capi (anzi, temo di saperlo).
Comunque, per quelli del PD che hanno ancora voglia di partito, a cominciare da Civati che mi piace tantissimo... adesso lo spazio c'è. Organizzarsi, fare opinione, prepararsi per il dopo-catastrofe. Da quanto lontano si ripartirà non lo so... ma mi consolerebbe sapere che dei Civati (ovvero chi ha energie e idee, e non ha paura di stare in mezzo alle persone, nonostante tutto) ci saranno, allora. Come ci saranno altri, magari Franceschini compreso, se sarà sopravvissuto e se noi non l'avremo completamente macinato, macinandoci con lui, come già visto.
Perché la gente che "pensa" PD e "sente" PD c'è. Era il 33% che ha scelto di non morire berlusconiano. Noi ne facciamo parte. Ma non c'è il PD a rappresentar-la/-ci. Noi non siamo ancora riusciti a costruirlo.