Sul futuro del PD...
Mar, 24/02/2009 - 13:29
"ABBIAMO arrotolato le nostre bandiere "Primarie subito" e siamo tornati a casa delusi. Diciamo la verità, quella dell'elezione di Franceschini non è stata una bella giornata". Giuseppe Civati, monzese, classe 1975, consigliere regionale lombardo (il più votato del Pd), ha l'aria del "bel fieou", come direbbe Berlusconi, ma con alle spalle un curriculum di ferro. Professore di filosofia e studioso del Rinascimento, colto, simpatico, popolare. Il suo blog è il settimo d'Italia, secondo politico, dopo Di Pietro. Vincitore a sorpresa del sondaggio dell'Espresso sul futuro leader del Pd. "Sono il primo a scherzarci sopra. Il dato significativo di quel sondaggio non era il primo posto, ma l'ultimo: Dario Franceschini". Cominciamo da lei a impallinare il nuovo capo del Pd? Sondaggi, internet. Ma lei insegna Rinascimento o marketing? E se invece Franceschini cambiasse davvero? Veltroni ha provato a far dimettere Bassolino. Che ne pensa del partito del Nord di Chiamparino e Cacciari? Ma il problema esiste. La sua area, la Grande Milano, otto milioni d'abitanti e un quarto del Pil, in questi quindici anni ha avuto meno rappresentanza nel centrosinistra di Nusco e Ceppaloni. Non le chiedo neppure la sua posizione sulle interferenze della Chiesa e sul testamento biologico, visto che ha dedicato l'ultimo libro a Giordano Bruno. Si risolverebbe tutto con l'avvento di voi trentenni? Da segretario dei Ds a Monza si è fatto un nome con la conquista a sorpresa della capitale della Brianza, il regno stesso di Berlusconi. Come avete fatto?
Mar, 24/02/2009 - 13:39
#2
Finalmente!
Oh! Finalmente uno che dice quello che pensa! Bravo Pippo! PS: grazie all'admin per lo spunto :-P
Mar, 24/02/2009 - 16:36
#3
Come siamo messi?
Sono una fan di Civati e da tempo dico che a Rho dovremmo organizzare con lui una serata (o altro di più creativo), perché ne vale assolutamente la pena. Capisco Pippo e condivido la delusione sua e di tutti quelli che la pensano come lui (sono tantissimi, e lo so). Conosco però fin troppo bene i nostri limiti (e Walter Veltroni li ha conosciuti ancor meglio, a proprie spese): primarie subito voleva dire tre mesi a individuare, esasperare, attorcigliare, esibire in pubblico le nostre differenze, opzioni, ex-appartenenze: che sarebbero una ricchezza, se ci ricordassimo di abitare tutti la stessa casa (che abbiamo scelto e costruito noi), e i pericoli che sta attraversando adesso la democrazia del Paese (quella che vorremmo proteggere, per noi e per tutti). E che invece trasformiamo regolarmente e ostinatamente in una sciagura, servita gratis agli avversari, che ci campano. |
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Trovo l'intervista molto strumentale.
Al PD servono progetto politico, linea e la capacità di guidare un processo "di costruzione" del soggetto politico e sociale di riferimento che di certoo non si risolverà a breve sull'onda emotiva o mitizzando all'eccesso una partecipazione democratica senza guida che si risolve alla fine in assemblearismo stantio.
Saluti da un intruso abbiatense.
Andrea Sfondrini