Sinistra
Sab, 01/09/2007 - 09:58
[i]Ho creato un argomento del forum apposito a partire dall'intervento di Mario Q. nel guestbook. A chi sostiene che può esistere una sinistra nel PD, vorrei chiedere: Cosa ne pensate della Legge 30? Mario Q.
Lun, 08/10/2007 - 15:56
#2
Caro Polt,
molto lucide le
Caro Polt, Guardare al futuro mi pare essenziale, non dimenticando però che ci sono momenti in cui stare col futuro, vuol dire stare col passato, contro il PRESENTE..(M.Mari) Evidenziare quanto di buono sta realizzando il governo, sarebbe per tutti più facile se alla concreta operosità dei pochi si accompagnasse il silenzio dei troppi ministri preda d'incontinenza verbale, che vanificano con parole in libertà, le lodevoli iniziative assunte dal governo. Se vengano prima i programmi o le alleanze, mi pare quesito assai complesso, credo tu abbia ragione quando sostieni che né gli uni né le altre hanno senso,se prive di una cornice generale che ne definisca il ruolo nell'ambito di un disegno complessivo di società e di paese; mi piace credere con te, che forse proprio questo sia lo scopo primario del Partito Deocratico, costruire insieme non solo un nuovo soggetto politico, ma una nuova idea di paese, auguriamoci buon lavoro, e soprattutto buona fortuna, ne avremo bisogno,
Lun, 24/09/2007 - 18:56
#3
Sul piano del merito e su
Sul piano del merito e su quello del metodo. E se tornassimo ai fondamentali, i veri evergreen?...in democrazia (e ovunque una scelta vada effettuata con la partecipazione di un gruppo dai 3 individui in su, che preferiscano decidere alzando la mano anziché menando le mani) le decisioni si assumono a maggioranza. E’ impossibile infatti che in tutte le situazioni si arrivi all'unanimità, anche dopo il più onesto e serrato percorso di condivisione. Se non si accetta il diritto della maggioranza di decidere, si finisce per ammettere il diritto di veto di ogni più esigua minoranza: paralizzante. Paolapì
Lun, 24/09/2007 - 09:47
#4
Cara Paola P,
in verità
Cara Paola P, Altro che novità...solo che un Turigliatto ed un Rossi fanno pù rumore delle posizioni espresse da interi partiti o gruppi parlamentari di centro,forse dovremmo interrogarci su questo, senza introdurre ulteriori elementi di criticità quale quello di ipotetiche "alleanze di nuovo conio" che un manifesto di autodefiniti "coraggiosi" ha scagliato nel dibattito sul PD.Chissà,forse un giorno, in qualche luogo, riusciremo a fare una discussione che oltre al metodo affronti anche il merito delle questioni io aspetto fiducioso come sono certo anche tu,
Ven, 21/09/2007 - 16:59
#5
Dopo la giornata di ieri in
Dopo la giornata di ieri in Senato sulle nomine Rai, sento il bisogno di rivedere alcune opinioni espresse nei commenti precedenti... Lo devo almeno al mitico Mario Q che ha avuto il merito di darci una smossa. Ma a tutti serve ragionarci. Nell'esperienza di centrosinistra vissuta fino a ieri ero convinta - e l'ho scritto - che le forze di centro della coalizione (spesso micro-forze), se non altro in nome della loro convenienza, avessero una capacità maggiore di capire quando le tensioni diventano suicide per la coalizione intera, frenando sull'orlo del precipizio. Paolapì
Lun, 17/09/2007 - 15:44
#6
D ECISIONISMO
E NTUSIASMO
M
D ECISIONISMO Grazie e buon lavoro, Alfonsina.
Gio, 13/09/2007 - 17:35
#7
[Avviso ai naviganti: il
[Avviso ai naviganti: il testo è proprio lungo. Se vi va di leggerlo, mettetevi comodi. Se no, lasciate perdere, senza problemi. Non mi offendo.] Olè! Era ora che si cominciasse a parlare di contenuti. Ci provo, con Mariocù e Tommasobì: e per allinearmi alla netiquette che abbiamo scelto per questo blog... io sono Paolapì. (Bello! mi fa tornare ai tempi del liceo, quando mi chiamavano così i miei compagni, per distinguermi dalle altre 2 Paole della classe...). Rispondo dunque come posso a Mario Q, e scelgo di mettere i piedi nel piatto, e la mia faccia in gioco senza troppa privacy. Questo non vuol dire che sia obbligatorio che tutti lo facciano, e mi pare un po' rude l’appello di Tommaso a confrontarsi a volto scoperto. L’importante è che si ragioni: io preferisco farlo con nome e cognome, almeno qui, visto che si parla di un partito nuovo a Rho, non nella galassia web, dove davvero è improbabile che ci si incontri mai di persona. Ma a me va bene comunque ragionare anche con chi preferisce tenersi il passamontagna o il burqa: sarà che io degli altri tendo a fidarmi, mentre sono gli amanti di passamontagna e burqua che evidentemente non si fidano gran che del resto del mondo. Magari hanno ragione loro…Comunque, rimangono interlocutori validi, finché non procedono al non inedito (ahimé) abbinamento con P38 e cintura al tritolo. Da parte mia senza passamontagna, dunque, per non dar adito alla benché minima inquietudine da P38 nell’interlocutore, metto sul tavolo quello che ho: la mia personale esperienza di 9 anni di amministratore di centrosinistra a Rho (4 da assessore + 5 da sindaco), esperienza che gli elettori - in molta parte già nostri - hanno di fatto archiviato; l'esperienza degli ultimi 13 anni di elettore di centrosinistra nazionale (dall'inizio dell'era Berlusconi ad oggi, per intenderci), esperienza che arriva oggi evidentemente a una svolta; e 30 anni di esistenza da donna, in un mondo - quello della partecipazione e della gestione della cosa pubblica, e della loro comunicazione mediatica - che, essendo prevalentemente maschile, risponde in automatico a dinamiche tipicamente di genere, e fa una gran fatica a percepire che la realtà è un po' più complessa (e ricca) di quella dettata dalla componente al testosterone, pur indispensabile (e piacevole, per gli uomini soprattutto) ma francamente un tantino elementare, come chiave di lettura universale. Insomma, le logiche da curva sud “noi/loro” (riedizione sempiterna dell’adolescenziale chi-ce-l’ha-più-lungo-di-chi) stanno mostrando definitivamente la corda, nel terzo millennio globale dove non c’è più muro o distanza che tenga, tra i “noi” e i “loro” di qualunque tipo. Come diceva il grande Bertrand Russel, viviamo ormai così stretti, che se vuoi essere felice ti tocca rassegnarti a veder felice anche quel rompiscatole del tuo vicino, cosicché diventi un po’ meno rompiscatole. Mica facile… Da incallita elettrice di centrosinistra e da amministratore in una coalizione a 180°, dall’Udeur al Prc –che è come dire da est a ovest, e scusate se è poco- so che si fa una fatica ai limiti del sovrumano per ricordare ai singoli (singoli partiti… che spesso si frantumano in singoli membri irriducibili!) che agli occhi della maggioranza degli elettori (non dei militanti di ogni singola forza, con cui sbagliando li confondiamo) si è comunque credibili nella misura in cui le istanze identitarie vengono a patti con quelle unitarie, che costituiscono la forza di ogni coalizione. I “cittadini semplici” ci votano se al primo posto ci vedono mettere la paziente tessitura della sostenibilità quotidiana delle loro vite, faccenda che rimane sempre mille passi indietro rispetto all’utopia, ma che attrae consenso se segna almeno un passo avanti – uno - rispetto a quello da cui si parte. E’ questo su cui concentrarsi e richiamare l’attenzione. Perché ci si accanisce contro la sinistra radicale, chiede Mario Q. Io ho sperimentato un dato di fatto, sulla mia pelle di centrosinistra, da elettore (una per tutte: la caduta del primo governo Prodi) e da amministratore (non sto neanche a far l’elenco delle occasioni): che i veti e gli aut-aut da parte dei compagni della sinistra radicale seguono sempre la stessa dinamica, inversa rispetto alla progressività paziente con cui i programmi si adempiono un passo dopo l’altro: distolgono lo sguardo da un orizzonte complessivo e concreto per concentrarsi su una partita sempre più circoscritta, che caricano di valenze simboliche scatenando tensioni e arroccamenti “di principio” inappellabili e spietati; a quel punto i compagni che decidono di misurarsi solo in durezza e purezza (come se queste fossero le uniche virtù esistenti in natura) davvero sono disposti –se non addirittura talvolta propensi- a far cadere la casa edificata in comune. E sfidano da questa posizione la responsabilità degli altri che si sforzano di tenerla in piedi. Che a volte si adattano pur di non mandare tutto a ramengo, e altre volte si rompono, ovviamente. Ciao, Mariocù ed eroi che mi avete seguito fin qui. Oggi non parlo di nessuno degli altri argomenti dell’elenco, ma se qualcuno volesse provarci, mi piacerebbe assai ragionarci. Dunque, per il vostro bene, pensateci su, prima di provocare… Paolapì
Mar, 11/09/2007 - 16:36
#8
Caro Q,
non era mia
Caro Q,
Lun, 10/09/2007 - 19:23
#9
Ringrazio sinceramente Paola
Ringrazio sinceramente Paola Pessina e Andrea Turconi per le risposte fornite in merito alla mia precedente e-mail, nella quale ponevo un elenco di quesiti (certamente molti, forse troppi...). Credo fosse evidente il carattere provocatorio del commento, volto a stimolare il dibattito in merito ad aspetti del vivere politico e sociale che ci riguardano da vicino. Sicuramente l'intervento ha avuto il merito di avviare la discussione e rompere la staticità del forum (forum è sinonimo di confronto e discussione, caro Sig. Brancati....). Al contrario di Paola Pessina, che si è spesa in una risposta ben argomentata e articolata (anche se in gran parte non condivisa), mi stupisce la risposta del Sig. Brancati. Caro Brancati, comprendo la vostra deriva securitaria e quella del suo partito, ma credo che il "richiedere le generalità" non sia un compito che le spetta. In questi mesi si è parlato molto di Partito Democratico, senza però entrare nel merito dei singoli ambiti di intervento. Uno di questi riguarda il mercato del lavoro, e legislazione vigente in materia. Perchè in passato non sono state accusate le forze politiche ostruzioniste (Udeur e Margherita su DICO, droghe leggere,...); mentre oggi ci si accanisce sulla cosidetta "sinistra radicale" che chiede semplicemente il rispetto del programma. Grazie.
Mar, 04/09/2007 - 10:55
#10
Ringrazio anch'io Mario Q.
Ringrazio anch'io Mario Q. Ma prima di entrare nel merito di uno o più dei temi dell'intelligente elenco proposto, gli pongo (e pongo a noi, perciò) una domanda di fondo: ma il PD nasce per morire nella gara Chi-è-più-a-sinistra-di-chi (e magari in quella speculare Chi-è più-cattolico-di-chi)? Comunque, dibattito (e argomenti proposti) interessanti, Mario Q, a patto che ti interessi muoverti da dove stai ora. Se invece sei così certo di stare "a sinistra" e ci stai bene, sta' lì, e tanti auguri. Magari ti aspettiamo a vivacizzare il confronto già aperto su tanti altri siti in rete (a partire da quello nazionale, di link in link) e che può darsi abbia da oggi un suo sviluppo anche in www.partitodemocraticorho.it: che cosa ci tiene insieme come democratici e ci differenzia dalle altre proposte già configurate sul mercato elettorale è davvero IL tema, quello per cui vale la pena di appassionarsi e darsi da fare (senz'altro più che per la competizione Veltroni-Bindi-Letta & altri) PS= mi dicono che uno di sinistra, tale LENIN, teorizzasse e predicasse la necessità di analisi CONCRETE su situazioni CONCRETE. C'è da rifletterci...
Lun, 10/09/2007 - 11:27
#11
Ho letto il "questionario"di
Ho letto il "questionario"di Mario Q,prima di provare a cimentarmici, vorrei chiedergli: CHI ATTRIBUISCE I PUNTEGGI ? QUANDO POTREMO LEGGERE LE RISPOSTE ESATTE? SONO PREVISTE DOMANDE DI RISERVA? E,SOPRATTUTTO, QUALI SONO LE ALTRE LETTERE DEL COGNOME DELL'ESAMINATORE DOPO LA Q ? |
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La politica di questi tempi è molto veloce e proseguire – dopo una quindicina di giorni - il dibattito aperto da Paola Pi e Tommaso Bi circa i comportamenti e le responsabilità del Centro, della Sinistra e della Destra può essere rischioso e non pienamente “in linea” con le premesse poste dagli autori sopra citati. Ci provo lo stesso magari spostando in parte l’asse del ragionamento complessivo.
Confesso che da molti mesi e da moltissime settimane non riesco più a riflettere sulle vicende politiche del nostro paese secondo questi schemi, attraverso queste parole.
Sono sempre più convinto che destra, centro e sinistra non descrivano più ciò che accade nella nostra società.
Ho anzi il sospetto che queste parole siano un crescente ostacolo al confronto e sempre di più siano usate per irrigidire il confronto politico più che spiegarlo. Da questo punto di vista l’attuale leader dell’opposizione è certamente un maestro!
Sono state parole importanti nel passato, hanno spiegato tanto del confronto politico di questo paese, meritano rispetto in quanto tali e a maggior ragione meritano rispetto coloro, uomini e donne che nel nome di esse hanno vissuto l’impegno politico per decenni.
Oggi non è più così! Se ci serve ancora qualche tempo per trovare altre parole che meglio descrivano i fenomeni che attraversano la società va bene, ma nulla di più.
Sinistra, centro e destra non possono essere più neppure considerati luoghi geografici della politica a meno che non ci si voglia abbandonare alla nostalgia o a rigide e lente interpretazioni di ciò che accade in una società che cambia sempre più velocemente.
D’altronde ben prima di me, qualche anno fa, quell’originale cantautore che è stato Giorgio Gaber, con la sua ironica canzone “Destra - Sinistra” ha in modo poetico e artistico raccontato come quelle parole davvero non spiegavano già più da tempo i blocchi ideologici e se vogliamo popolari che hanno caratterizzato l’Italia nei passati decenni.
In termini politici, sono necessari – a mio avviso - nuovi schemi interpretativi che possano e sappiano intercettare le reali esigenze che il paese esprime e al contempo sappiano essere “utile strumento” per confrontarsi con il veloce mutare della società.
Quale contributo può dare in questo senso il nostro nascente Partito Democratico?
Provo ad abbozzare qualche risposta:
1. Democratici non per caso! In un tempo in cui molte sono le sollecitazioni a superare il sistema di convivenza civile basato sulla democrazia rappresentativa a favore di modelli più diretti e basati sulla leadership di un singolo (con i rischi che questo comporta) essere democratici vuol dire porsi il problema di una democrazia che sappia decidere con una certa velocità. Giusto e doveroso darsi un metodo, giusto e opportuno ascoltare tutti e condividere il più possibile delle diverse posizioni ma poi giunge un momento in cui si deve decidere e ciò va fatto alla luce delle migliori condizioni possibili, dunque con l’intelligenza anche di capire che non sempre tutto quello che c’è scritto in un programma può completamente essere realizzato e non necessariamente tutto nello stesso tempo. Fuor di metafora: l’accordo sul Welfare degli scorsi mesi ed oggi in discussione nelle fabbriche risponde al metodo e alle condizioni sopra indicate. Tornare sopra alle decisioni prese ogni momento è stucchevole e rischia di non far capire più alle persone quale è il momento della discussione e quale è quello della decisione. Ciò è assai rischioso e politicamente debilitante.
2. Fiduciosi nel futuro! Io credo che noi si debba tornare o forse è meglio dire andare verso una politica che vuole con forza e coraggio investigare il futuro. Il PD che nasce deve saper interpretare l’oggi con gli occhi di chi sa guardare avanti almeno 5 anni … ma forse anche dieci! In altre parole: basta ad una politica che vuole rispondere - in modo inevitabilmente contraddittorio – alle richieste “dell’oggi per oggi” . Prendiamo spunto dal recentissimo libro di Enrico Letta: “Oggi sta nascendo un bambino” guardiamo alla vita di questo bambino negli anni a venire. Cominciamo a fare politica con questa ottica, con questa ambizione. Tornare ad interessare le persone alla politica attraverso un progetto complessivo, credibile per gli anni a venire e capace di spiegare i sacrifici e le fatiche dell’oggi. Spiegare così quanto richiesto dal Governo Prodi in questi anni consente di dare all’azione di Governo una prospettiva meno angusta e più liberante circa i sacrifici di ciascuno, in considerazione anche dei nostri figli e del loro futuro.
3. Condividere con altri le nostre speranze, la nostra visione della società! E’ il grande tema delle alleanze. Con chi condividere questo percorso in una logica di politica “inclusiva” e non esclusiva o autoreferenziale. Vengono prima i programmi o vengono prima le alleanze? L’unione ha un collante basato sul programma più che sull’assoluta condivisione della visione della società … non mi pare che sia tutto “rose e fiori”! A Rho il percorso politico di questi ultimi 13 anni non è stato solo programmatico ma anche politico e di alleanza … abbiamo perso e due minuti dopo, più di un partito ha ben pensato di sganciarsi e prendere le distanze dalla sconfitta e dal percorso politico insieme condiviso pur nelle difficoltà. E dunque? La risposta o meglio, la soluzione non è facile, io credo che tanto il programma quanto le alleanze siano e restino importanti ma ciò che va esplorato meglio e di più è il coraggio di presentare una proposta politica chiara, facendo capire agli elettori che nel caso di consenso sufficiente e maggioritario il governo del Paese, e nel nostro contesto, della città sarà più spedito e veloce, insomma più deciso con l’obbiettivo di ridurre i drammatici tempi che intercorrono fra le decisioni politico-amminstrative e la loro visibile realizzazione.
Polt