Sinistra

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admin
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Joined: 17/08/2007

[i]Ho creato un argomento del forum apposito a partire dall'intervento di Mario Q. nel guestbook.
Ho spostato anche la risposta di Paola qui sotto.
Buon dibattito![/i]

A chi sostiene che può esistere una sinistra nel PD, vorrei chiedere:

Cosa ne pensate della Legge 30?
Della laicità dello stato?
Dei diritti alle coppie gay?
Dei rapporti tra Italia ed Israele?
Dei rapporti tra Italia ed Usa?
Del conflitto di interessi?
Delle grandi opere?
Di Expo 2015?
Della Fiera di Rho?
Dell'immigrazione?
Dell'ambientalismo dei Si?
Dei lavavetri e del racket?
Dei rom?
Delle servitù militari?
Della guerra in Afghanistan?

Mario Q.

Polt (non verificato)
Ritratto di Polt
La politica di questi tempi

La politica di questi tempi è molto veloce e proseguire – dopo una quindicina di giorni - il dibattito aperto da Paola Pi e Tommaso Bi circa i comportamenti e le responsabilità del Centro, della Sinistra e della Destra può essere rischioso e non pienamente “in linea” con le premesse poste dagli autori sopra citati. Ci provo lo stesso magari spostando in parte l’asse del ragionamento complessivo.

Confesso che da molti mesi e da moltissime settimane non riesco più a riflettere sulle vicende politiche del nostro paese secondo questi schemi, attraverso queste parole.
Sono sempre più convinto che destra, centro e sinistra non descrivano più ciò che accade nella nostra società.
Ho anzi il sospetto che queste parole siano un crescente ostacolo al confronto e sempre di più siano usate per irrigidire il confronto politico più che spiegarlo. Da questo punto di vista l’attuale leader dell’opposizione è certamente un maestro!

Sono state parole importanti nel passato, hanno spiegato tanto del confronto politico di questo paese, meritano rispetto in quanto tali e a maggior ragione meritano rispetto coloro, uomini e donne che nel nome di esse hanno vissuto l’impegno politico per decenni.

Oggi non è più così! Se ci serve ancora qualche tempo per trovare altre parole che meglio descrivano i fenomeni che attraversano la società va bene, ma nulla di più.
Sinistra, centro e destra non possono essere più neppure considerati luoghi geografici della politica a meno che non ci si voglia abbandonare alla nostalgia o a rigide e lente interpretazioni di ciò che accade in una società che cambia sempre più velocemente.

D’altronde ben prima di me, qualche anno fa, quell’originale cantautore che è stato Giorgio Gaber, con la sua ironica canzone “Destra - Sinistra” ha in modo poetico e artistico raccontato come quelle parole davvero non spiegavano già più da tempo i blocchi ideologici e se vogliamo popolari che hanno caratterizzato l’Italia nei passati decenni.

In termini politici, sono necessari – a mio avviso - nuovi schemi interpretativi che possano e sappiano intercettare le reali esigenze che il paese esprime e al contempo sappiano essere “utile strumento” per confrontarsi con il veloce mutare della società.

Quale contributo può dare in questo senso il nostro nascente Partito Democratico?

Provo ad abbozzare qualche risposta:

1. Democratici non per caso! In un tempo in cui molte sono le sollecitazioni a superare il sistema di convivenza civile basato sulla democrazia rappresentativa a favore di modelli più diretti e basati sulla leadership di un singolo (con i rischi che questo comporta) essere democratici vuol dire porsi il problema di una democrazia che sappia decidere con una certa velocità. Giusto e doveroso darsi un metodo, giusto e opportuno ascoltare tutti e condividere il più possibile delle diverse posizioni ma poi giunge un momento in cui si deve decidere e ciò va fatto alla luce delle migliori condizioni possibili, dunque con l’intelligenza anche di capire che non sempre tutto quello che c’è scritto in un programma può completamente essere realizzato e non necessariamente tutto nello stesso tempo. Fuor di metafora: l’accordo sul Welfare degli scorsi mesi ed oggi in discussione nelle fabbriche risponde al metodo e alle condizioni sopra indicate. Tornare sopra alle decisioni prese ogni momento è stucchevole e rischia di non far capire più alle persone quale è il momento della discussione e quale è quello della decisione. Ciò è assai rischioso e politicamente debilitante.
2. Fiduciosi nel futuro! Io credo che noi si debba tornare o forse è meglio dire andare verso una politica che vuole con forza e coraggio investigare il futuro. Il PD che nasce deve saper interpretare l’oggi con gli occhi di chi sa guardare avanti almeno 5 anni … ma forse anche dieci! In altre parole: basta ad una politica che vuole rispondere - in modo inevitabilmente contraddittorio – alle richieste “dell’oggi per oggi” . Prendiamo spunto dal recentissimo libro di Enrico Letta: “Oggi sta nascendo un bambino” guardiamo alla vita di questo bambino negli anni a venire. Cominciamo a fare politica con questa ottica, con questa ambizione. Tornare ad interessare le persone alla politica attraverso un progetto complessivo, credibile per gli anni a venire e capace di spiegare i sacrifici e le fatiche dell’oggi. Spiegare così quanto richiesto dal Governo Prodi in questi anni consente di dare all’azione di Governo una prospettiva meno angusta e più liberante circa i sacrifici di ciascuno, in considerazione anche dei nostri figli e del loro futuro.
3. Condividere con altri le nostre speranze, la nostra visione della società! E’ il grande tema delle alleanze. Con chi condividere questo percorso in una logica di politica “inclusiva” e non esclusiva o autoreferenziale. Vengono prima i programmi o vengono prima le alleanze? L’unione ha un collante basato sul programma più che sull’assoluta condivisione della visione della società … non mi pare che sia tutto “rose e fiori”! A Rho il percorso politico di questi ultimi 13 anni non è stato solo programmatico ma anche politico e di alleanza … abbiamo perso e due minuti dopo, più di un partito ha ben pensato di sganciarsi e prendere le distanze dalla sconfitta e dal percorso politico insieme condiviso pur nelle difficoltà. E dunque? La risposta o meglio, la soluzione non è facile, io credo che tanto il programma quanto le alleanze siano e restino importanti ma ciò che va esplorato meglio e di più è il coraggio di presentare una proposta politica chiara, facendo capire agli elettori che nel caso di consenso sufficiente e maggioritario il governo del Paese, e nel nostro contesto, della città sarà più spedito e veloce, insomma più deciso con l’obbiettivo di ridurre i drammatici tempi che intercorrono fra le decisioni politico-amminstrative e la loro visibile realizzazione.

Polt

Anonimo (non verificato)
Ritratto di Anonimo
Caro Polt, molto lucide le

Caro Polt,
molto lucide le tue osservazioni, ed in gran parte largamente condivisibili; se i termini destra-sinistra non trasmettono più i significati originari, cessiamo pure di usarli, per mio conto quand'anche il termine sinistra fosse sostituito dal nome "Giuseppe" se Giuseppe vuol dire stare con chi sta in basso, promuoverne il progresso ed insieme a chi ci sta, concorrere allo sviluppo complessivo del paese, ebbene io sto con Giuseppe...

Guardare al futuro mi pare essenziale, non dimenticando però che ci sono momenti in cui stare col futuro, vuol dire stare col passato, contro il PRESENTE..(M.Mari)

Evidenziare quanto di buono sta realizzando il governo, sarebbe per tutti più facile se alla concreta operosità dei pochi si accompagnasse il silenzio dei troppi ministri preda d'incontinenza verbale, che vanificano con parole in libertà, le lodevoli iniziative assunte dal governo.

Se vengano prima i programmi o le alleanze, mi pare quesito assai complesso, credo tu abbia ragione quando sostieni che né gli uni né le altre hanno senso,se prive di una cornice generale che ne definisca il ruolo nell'ambito di un disegno complessivo di società e di paese; mi piace credere con te, che forse proprio questo sia lo scopo primario del Partito Deocratico, costruire insieme non solo un nuovo soggetto politico, ma una nuova idea di paese, auguriamoci buon lavoro, e soprattutto buona fortuna, ne avremo bisogno,
tommaso b

Paola Pessina
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Joined: 04/09/2007
Sul piano del merito e su

Sul piano del merito e su quello del metodo. E se tornassimo ai fondamentali, i veri evergreen?...in democrazia (e ovunque una scelta vada effettuata con la partecipazione di un gruppo dai 3 individui in su, che preferiscano decidere alzando la mano anziché menando le mani) le decisioni si assumono a maggioranza. E’ impossibile infatti che in tutte le situazioni si arrivi all'unanimità, anche dopo il più onesto e serrato percorso di condivisione. Se non si accetta il diritto della maggioranza di decidere, si finisce per ammettere il diritto di veto di ogni più esigua minoranza: paralizzante.
Dunque: la questione è come tutelare allo stremo il principio della condivisione con tutti, ma anche quello di assumere entro i tempi le decisioni necessarie per tutti, sottraendo tutti al ricatto del veto di qualcuno. Ed è una questione-base che tiene in scacco le coalizioni ad ogni livello: ci abbiamo fatto i conti sul piano locale, stiamo di nuovo pagando dazio sullo scenario nazionale (mutatis mutandis, film già visto con il Prodi 1), Penati in Provincia in queste ore si sta dannando l’anima, ripetendo agli alleati che “la ricreazione è finita”. A sinistra e al centro.
Il dato è evidente: in questo sistema maggioritario su cui forse noi Italiani siamo meno attrezzati ed esperti dei diversi cugini europei che lo hanno già storicamente affinato, evitandone le trappole, le forze più numerose della coalizione, quelle che hanno ottenuto il maggior consenso, pagano a diversi alleati meno dotati di consenso prezzi assurdi, in termini di conflittualità e impotenza a decidere: e quel prezzo ricade sugli elettori, e sui cittadini in generale (che tra l’altro hanno capito da un pezzo che è ora di smetterla con la ricreazione, e lo stanno dicendo chiaro-che-più chiaro-non-si-può).
Il faticoso processo di aggregazione che il Partito democratico mette in moto vuole andare a invertire questa dinamica. Utopia?
Non sono rutelliana e sulle alleanze "di nuovo conio" (se per nuovo conio si intende da Mastella in là, verso destra) non mi sono mai fatta illusioni: l'esperienza rhodense è eloquente, da questo punto di vista, e non mi pare che sul coraggio della giunta Pessina nell’assumere posizioni e comportamenti “da sinistra” ci sia da dubitare. Se abbiamo perso, non è certo perché i cittadini ci hanno considerato troppo poco “di sinistra”, dai temi della sicurezza e dell’integrazione a quelli della fiscalità locale e dei rapporti con i soggetti economici del territorio. In questo dissento apertamente dalla sbrigativa accusa/autoassoluzione dei già alleati di Rifondazione e dintorni. I quali non hanno gran che lavorato per l’unità – durante -, e ci hanno messo un nanosecondo a emettere una fatwa di autoassoluzione e accusa – dopo -, e tanti saluti.
Ho espresso l’opinione che l’istinto a spaccare sia storicamente prevalente nelle estreme, in nome di purezza e durezza, virtù supreme (ed esclusive). Mi sono corretta prendendo atto che oggi in Italia anche al centro (dove di durezza e purezza storicamente se ne infischiano) l’istinto a spaccare è incontrollabile, per lo meno quando si sente aria di “rompete le righe”.
Il tema delle alleanze non è il primo da affrontare né a Rho (non si vota) né a Roma (non si dovrebbe votare), e non è il caso di partire da qui, per partire bene. Ma non sarà a lungo eludibile. Da soli non si governa. Ma insieme agli attuali alleati si governa? E adattarsi a un ruolo di opposizione è accettabile?
Altri bei temi su cui ragionare, senza pre-giudizi. Io ne ho bisogno e continuo a credere che ne valga la pena.
Però se lo facciamo io e Tommasobì (che potremmo anche farlo più comodamente con un bicchiere davanti) e basta, diventiamo noiosi. E il forum non è una chat né il verbale di un talk show.
Dateci una mano a ragionare plurale (se vi va).

Paolapì

tommaso b (non verificato)
Ritratto di tommaso b
Cara Paola P, in verità

Cara Paola P,
in verità quella che tu definisci "novità di questi giorni" ossia la crisi "al centro" della coalizione manifestatasi nel dibattito surreale tenutosi al senato, sulla decisiva questione della surroga di un consigliere Rai, le cui sorti tengono il paese col fiato sospeso...
non è affatto una novità;forse anche tu distratta dalla disinformazione sistematica e non disinteressata che circonda l'azione di governo non ti sei accorta che:
1)il ministro Mastella, ed altri esponenti dell'Ulivo hanno partecipato con la CdL al Family day,non propriamente favorevole alle politiche del governo
2)i senatori Bordon e Manzione (ex Margherita)hanno messo in crisi il governo al Senato, votando contro, sulle politiche di riforma della giustizia col rischio di farci tenere la riforma Castelli.
3)Lamberto Dini ed altri dinioti, sono usciti dal progetto PD,ed hanno preannunciato "mani libere" sulle scelte di maggioranza.
4)il ministro Mastella ed i senatori UDEUR, sono usciti dall'aula nel corso della votazione sulla riforma Rai, lasciando il governo al paracadute di Storace...

Altro che novità...solo che un Turigliatto ed un Rossi fanno pù rumore delle posizioni espresse da interi partiti o gruppi parlamentari di centro,forse dovremmo interrogarci su questo, senza introdurre ulteriori elementi di criticità quale quello di ipotetiche "alleanze di nuovo conio" che un manifesto di autodefiniti "coraggiosi" ha scagliato nel dibattito sul PD.Chissà,forse un giorno, in qualche luogo, riusciremo a fare una discussione che oltre al metodo affronti anche il merito delle questioni io aspetto fiducioso come sono certo anche tu,
ciao,
tommaso b

Paola Pessina
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Joined: 04/09/2007
Dopo la giornata di ieri in

Dopo la giornata di ieri in Senato sulle nomine Rai, sento il bisogno di rivedere alcune opinioni espresse nei commenti precedenti... Lo devo almeno al mitico Mario Q che ha avuto il merito di darci una smossa. Ma a tutti serve ragionarci. Nell'esperienza di centrosinistra vissuta fino a ieri ero convinta - e l'ho scritto - che le forze di centro della coalizione (spesso micro-forze), se non altro in nome della loro convenienza, avessero una capacità maggiore di capire quando le tensioni diventano suicide per la coalizione intera, frenando sull'orlo del precipizio.
Ieri i freni di Mastella e Dini e di qualche "anima persa ulivista" (cito Massimo Giannini su Repubblica)si sono rotti. Anche loro si fissano ormai solo sul loro particulare, senza nemmeno il bisogno di ammantarlo di virtuosa identità. E da ostacoli (possibilmente da saltare) anche loro sono diventati mine (possibilmente su cui non saltare: ma sarà ancora possibile non disintegrarci?).
[i]"La spiacevole novità di questi ultimi giorni è che la "faglia", nel dissestato campo politico unionista, si apre al centro, e non a sinistra. Prima la rottura di Dini, ora lo strappo di Mastella" (cito sempre Giannini, che usa anche lui l'immagine della faglia, inquietante). Siamo al capolinea?
Per favore, ragioniamoci: di Partito Democratico evidentemente c'è bisogno come il pane. E c'è bisogno come il sale che il Pd impari dall'ottusità dell'Unione a non ripetere le stesse dinamiche implosive. Se non siamo in tempo ad essere una maggioranza migliore oggi (oddìo, no! ricominciare con una sfida Veltroni/Berlusconi no!), almeno cerchiamo di essere un partito migliore domani. E speriamo che i cittadini italiani ci diano ancora l'occasione di dimostrare che la democrazia di questo Paese sa avvalersi dei partiti, se questi sono all'altezza della loro funzione, nei prossimi days... Nell'Unione (!) si sta facendo di tutto per dimostrare che tra familiy-days e sinistra days rimane solo l'ultima spiaggia dei Vaffa-days.

Paolapì

Anonimo (non verificato)
Ritratto di Anonimo
D ECISIONISMO E NTUSIASMO M

D ECISIONISMO
E NTUSIASMO
M ORALITA'
O PPORTUNITA'
C OMPETITIVITA'
R INNOVAMENTO
A GGREGAZIONE
T RASPARENZA
I MPEGNO
C OERENZA
O NESTA'

Grazie e buon lavoro, Alfonsina.

Paola Pessina
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Joined: 04/09/2007
[Avviso ai naviganti: il

[Avviso ai naviganti: il testo è proprio lungo. Se vi va di leggerlo, mettetevi comodi. Se no, lasciate perdere, senza problemi. Non mi offendo.]

Olè! Era ora che si cominciasse a parlare di contenuti. Ci provo, con Mariocù e Tommasobì: e per allinearmi alla netiquette che abbiamo scelto per questo blog... io sono Paolapì. (Bello! mi fa tornare ai tempi del liceo, quando mi chiamavano così i miei compagni, per distinguermi dalle altre 2 Paole della classe...).
Mario Q conferma: l'elenco dei contenuti è secondario (utile a provocare), perché quello che gli sta a cuore è il tema Legge 30; dunque il nodo vero della sua domanda al forum è quello che il bravo Amministratore del sito ha correttamente e lapidariamente sintetizzato in "Sinistra". Ovvero il tema politico che oggi occupa la cronaca, visto che per la prima volta dai tempi di De Gasperi la Fiom rompendo con la CGIL boccia un accordo interconfederale. E disegna netta la linea di faglia tra le due sinistre al governo. Il che ha moltissimo a che vedere con la nascita del Pd. Mario Q che chiede, al netto: "Perché in passato non sono state accusate le forze politiche ostruzioniste (Udeur e Margherita sui DICO, droghe leggere…) mentre oggi ci si accanisce sulla sinistra radicale che chiede semplicemente il rispetto del programma?" ha anticipato un quesito che è all’ordine del giorno.

Rispondo dunque come posso a Mario Q, e scelgo di mettere i piedi nel piatto, e la mia faccia in gioco senza troppa privacy. Questo non vuol dire che sia obbligatorio che tutti lo facciano, e mi pare un po' rude l’appello di Tommaso a confrontarsi a volto scoperto. L’importante è che si ragioni: io preferisco farlo con nome e cognome, almeno qui, visto che si parla di un partito nuovo a Rho, non nella galassia web, dove davvero è improbabile che ci si incontri mai di persona. Ma a me va bene comunque ragionare anche con chi preferisce tenersi il passamontagna o il burqa: sarà che io degli altri tendo a fidarmi, mentre sono gli amanti di passamontagna e burqua che evidentemente non si fidano gran che del resto del mondo. Magari hanno ragione loro…Comunque, rimangono interlocutori validi, finché non procedono al non inedito (ahimé) abbinamento con P38 e cintura al tritolo.
E questo ha esattamente a che fare con la prima caratteristica che pretendo dal Pd: che si tenga alla larga dai fondamentalismi. Se cerco integralisti, ne trovo già in altre “case”, quanti ne voglio. Sono quelli – spesso affascinanti ma tremendamente rompiscatole - che sanno sempre esattamente chi sono i buoni e chi i cattivi, dunque si impegnano virtuosamente e attivamente nello sterminio di questi ultimi, e ancora di più nella denigrazione di chi non è zelante come loro nello sterminio. Io penso invece che tutti, me compresa, siamo in varia misura un po’ buoni e un po’ cattivi (tipo famiglia Simpson, per intenderci); e visto che da millenni i sedicenti “integralmentebuoni” cercano di eliminare quelli a loro giudizio “integralmentecattivi”, ma non è che il mondo con questo sistema sia migliorato gran che, sarebbe ora di provarne altri, di sistemi. Per dirne uno, nel Pd mi piacerebbe fosse prassi corrente quello del buon vecchio Voltaire, che avrebbe dato la propria vita perché l’avversario potesse esprimere un’idea che, pure, lui non condivideva per niente. Si chiama tolleranza, ed è l’opposto delle tolleranze doppio zero che vanno forte dalle parti di Gentilini-da-Treviso, ma anche di parecchi altri, ahimé, in casa sinistra e in casa cattolica.

Da parte mia senza passamontagna, dunque, per non dar adito alla benché minima inquietudine da P38 nell’interlocutore, metto sul tavolo quello che ho: la mia personale esperienza di 9 anni di amministratore di centrosinistra a Rho (4 da assessore + 5 da sindaco), esperienza che gli elettori - in molta parte già nostri - hanno di fatto archiviato; l'esperienza degli ultimi 13 anni di elettore di centrosinistra nazionale (dall'inizio dell'era Berlusconi ad oggi, per intenderci), esperienza che arriva oggi evidentemente a una svolta; e 30 anni di esistenza da donna, in un mondo - quello della partecipazione e della gestione della cosa pubblica, e della loro comunicazione mediatica - che, essendo prevalentemente maschile, risponde in automatico a dinamiche tipicamente di genere, e fa una gran fatica a percepire che la realtà è un po' più complessa (e ricca) di quella dettata dalla componente al testosterone, pur indispensabile (e piacevole, per gli uomini soprattutto) ma francamente un tantino elementare, come chiave di lettura universale. Insomma, le logiche da curva sud “noi/loro” (riedizione sempiterna dell’adolescenziale chi-ce-l’ha-più-lungo-di-chi) stanno mostrando definitivamente la corda, nel terzo millennio globale dove non c’è più muro o distanza che tenga, tra i “noi” e i “loro” di qualunque tipo. Come diceva il grande Bertrand Russel, viviamo ormai così stretti, che se vuoi essere felice ti tocca rassegnarti a veder felice anche quel rompiscatole del tuo vicino, cosicché diventi un po’ meno rompiscatole. Mica facile…

Da incallita elettrice di centrosinistra e da amministratore in una coalizione a 180°, dall’Udeur al Prc –che è come dire da est a ovest, e scusate se è poco- so che si fa una fatica ai limiti del sovrumano per ricordare ai singoli (singoli partiti… che spesso si frantumano in singoli membri irriducibili!) che agli occhi della maggioranza degli elettori (non dei militanti di ogni singola forza, con cui sbagliando li confondiamo) si è comunque credibili nella misura in cui le istanze identitarie vengono a patti con quelle unitarie, che costituiscono la forza di ogni coalizione. I “cittadini semplici” ci votano se al primo posto ci vedono mettere la paziente tessitura della sostenibilità quotidiana delle loro vite, faccenda che rimane sempre mille passi indietro rispetto all’utopia, ma che attrae consenso se segna almeno un passo avanti – uno - rispetto a quello da cui si parte. E’ questo su cui concentrarsi e richiamare l’attenzione.
Non se ne può più delle affermazioni di principio che coincidono in realtà con quelle di clan, dalla Fiom all’Opus Dei, da Cremaschi alla Binetti (con una pericolosissima e ipocrita confusione tra obiettivi/ideali universali e lobbies/gruppi sociali settoriali, nella più benevola delle ipotesi…). Se non si mette al primo posto una unità concreta – forse poco poetica, ma operativa –, perché un cittadino dovrebbe votarci? Se già dall’inizio il cittadino avverte che quella cui assisterà sarà una rissa tra galli nel pollaio, inconcludente per quanto epica, e non una normale vita da pollaio, produttiva ancorché non adrenalinica [dove le emozioni sono comunque assicurate da un vispo beccarsi e schiamazzare (che pollaio sarebbe, se no?), però dopo che a inizio giornata i galli – pochi- hanno dato la loro brava sveglia, a fine giornata le galline –tante- hanno fatto le loro brave uova, e quando è stagione galli e galline si danno da fare come natura comanda, le chiocce covano uova feconde, e i pulcini crescono numerosi, mentre le galline vecchie tornano tranquille a fare buon brodo]: se l’elettore presume che quel pollaio finirà per non produrre né uova, né pulcini giovani, né galline vecchie, perché dovrebbe allevarlo, con il suo voto e – soprattutto - con il suo cospicuo contributo cash?
E questa è la seconda caratteristica che chiedo al Pd: definisca al meglio i propri confini e le proprie radici ideali (di cui non fanno parte le tesi radicali, quelle cattoliche integraliste, quelle della sinistra massimalista e ovviamente quelle della destra, dal centro alle estreme, e dintorni, leghismo da bar compreso: identità tutte rispettabili e con cui confrontarsi e dialogare, ma non includibili e sovrapponibili a quella di matrice democratica)… e poi la pianti con i conflitti identitari strumentali, e apra porte plurali, privilegiando il “che vogliamo fare per trovare risposte democratiche per l’oggi e il domani” sul “chi dobbiamo essere per difendere la nostra tradizione marxista/cattolica/socialista etc.”. Il “chi siamo” sarà garantito: dalla formazione, dall’energia, dalla storia di chi fa parte del Pd provenendo da percorsi diversi, che devono ancora e sempre essere coltivati nelle loro motivazioni ideali. Ma il “che facciamo” sia altrettanto esplicito, quando è il momento di agire politicamente (non teologicamente o ideologicamente… a proposito di laicità, Mario Q.: non è che da cattolica faccio tutta la fatica che faccio per imparare ad essere laica, e poi vado a imbarcarmi con una sinistra più rigida del card. Ruini, nel difendere i propri totem…. Ne riparliamo, se vuoi). E si faccia accettando il rischio della negoziazione, della concertazione, che non possono tra l’altro durare all’infinito. La decisione perfetta per tutti non arriverà mai: e allora si accetti senza rancori il dato “in progress” dell’imperferzione. Ciascuno porta il suo vettore, ma è la risultante dei diversi vettori quella che deve emergere, non il prevalere di uno con la cancellazione degli altri. E non ci siano primedonne offese che se ne vanno sbattendo la porta, se non è il loro punto di vista quello che prevale in toto… Le donne-non-prime sanno che nel concreto dell’esistere, non c’è nessun percorso irreversibile e immodificabile, e le strade della vita non sono autostrade, ma sentieri di montagna (si tracciano con i piedi, cercando i passaggi possibili nel terreno accidentato, e seguendo i dislivelli). Ci sarà ogni volta un altro passo, ci sarà un’altra tappa dentro un Pd plurale, per lavorare a spostare ulteriormente la risultante… E’ la ragione per cui mi interessa che DENTRO il Pd si sentano a casa i fans di Uolter, come quelli di Rosy, e anche quelli di Letta, e altrettanto quelli di Adinolfi; e pure di Schettini e Gawronski (due identità che stento a percepire come diverse l’una dall’altra); e se altri faranno la fatica di delinearsi e proporsi, anche dopo il 14 ottobre, ben vengano. Basta che puntino con fiducia alla meta comune. Se hai provato ad andare in montagna con uno che si lamenta a ogni passo, sai che la gita te la rovina immancabilmente. Il sentiero comunque non prevede pedaggio da pagarsi alla Società Autostrade.

Perché ci si accanisce contro la sinistra radicale, chiede Mario Q.
A parte il fatto che non ci si accanisce affatto: tanto è vero che proprio per smetterla di urlarsi improduttivamente contro, nella stessa casa, si stanno sciogliendo e riformando famiglie (toh!: violando l’indissolubilità di precedenti matrimoni)… non dipenderà dal fatto che è la sinistra radicale ad autoproclamarsi da troppo tempo l’unica doc, negando all’altra sinistra che si sta organizzando nel Pd addirittura l’identità di sinistra? Rifiutandosi ostinatamente di vedere che gli schemi classici della sinistra del Novecento – in tema di uguaglianza, giustizia e libertà – inevitabilmente fanno acqua, in una realtà radicalmente diversa e in evoluzione? Si facessero venire un dubbio ogni tanto, i compagni che si sentono sempre vittime…
Certo, anche le forze di centro esercitano – e come! – pressioni sulla coalizione, soprattutto su temi di natura etica che vedono tensione tra cattolici e laici. L’Italia è un Paese pieno di atei devoti, e di ipocriti in totale buona fede.
Ma le forze di centro sono per lo più ostruzioniste, come dice bene Mario Q, non distruzioniste, soprattutto in coalizioni di maggioranza. Cioè non hanno l’istinto e la propensione alla rottura che caratterizza la sinistra massimalista anche quando ha responsabilità di governo. Frenano, non impattano. E se dopo una frenata si può ripartire, dopo un deragliamento no. Forse per questo il Pd le prende un po’ meno sul serio: sa che un loro no detto oggi chiede la pazienza di continuare a lavorare per domani. Sono forze che spesso anche grazie alla loro propensione all’ambivalenza/ambiguità, si adattano a mediazioni che consentono comunque di evitare rotture traumatiche. Frenano, e come se frenano! Appannano, e come se appannano!...ma hanno di solito l’accortezza di non rompere, non foss’altro che sulla base di un pragmatico “meglio un uovo oggi…” (per stare nella metafora avicola di cui sopra). Il che non è esaltante, si intende. Ma è un ostacolo, non una mina. Gli ostacoli li salti, se sei bravo. Su una mina ci salti, anche se sei bravo.
Il rispetto del programma è la stella polare, certo: e nella vita reale, i progetti si formulano e si condividono globalmente, ma poi si realizzano progressivamente a partire dalla situazione di fatto, con il senso della partita complessiva (che non si limita mai a un unico punto dirimente) e delle priorità sostenibili. Nello specifico, l’accordo sul welfare mi pare segni un oggettivo notevolissimo passo avanti rispetto all’esistente. E altri potranno seguirne, ma a patto che non si rompa prima, ovviamente: in tal caso si tornerà tutti indietro. Punto e basta. Soddisfatti?

Io ho sperimentato un dato di fatto, sulla mia pelle di centrosinistra, da elettore (una per tutte: la caduta del primo governo Prodi) e da amministratore (non sto neanche a far l’elenco delle occasioni): che i veti e gli aut-aut da parte dei compagni della sinistra radicale seguono sempre la stessa dinamica, inversa rispetto alla progressività paziente con cui i programmi si adempiono un passo dopo l’altro: distolgono lo sguardo da un orizzonte complessivo e concreto per concentrarsi su una partita sempre più circoscritta, che caricano di valenze simboliche scatenando tensioni e arroccamenti “di principio” inappellabili e spietati; a quel punto i compagni che decidono di misurarsi solo in durezza e purezza (come se queste fossero le uniche virtù esistenti in natura) davvero sono disposti –se non addirittura talvolta propensi- a far cadere la casa edificata in comune. E sfidano da questa posizione la responsabilità degli altri che si sforzano di tenerla in piedi. Che a volte si adattano pur di non mandare tutto a ramengo, e altre volte si rompono, ovviamente.
Personalmente, ci ho messo una vita, ma adesso mi sono proprio stufata di essere ricattata – da chiunque, dal PdCI ai Teodem - in nome di durezza e purezza (come se non stessero a cuore anche a me, accidenti!) virtù tanto taglienti quanto infeconde, se applicate in esclusiva. Che dai diamanti (il massimo in natura, in fatto di purezza e durezza) non nascano fiori, e che per far crescere la verdura (senza la quale i cittadini tutti, militanti compresi, non mangiano), sia più utile la terra buona, - perfino mischiata con un po’ di sano letame - l’ha ricordato, ben prima di De André, Galileo Galilei (da leggere!).
Io credo che la sinistra radicale dura e pura abbia dato gratis alla destra in questo Paese (Rho compresa) ormai veramente troppe occasioni che la destra non si meritava. E che si sono prontamente tradotte in danni per i cittadini tutti (irreparabili? ormai c’è da temerlo), buttando via anni di comune faticoso lavoro della terra (e di verdura buona, senza vermi e pesticidi dentro). Io che ho accettato sulla mia pelle la responsabilità di tirare il carro, ho sofferto troppe volte – come la maggior parte degli amministratori di centro-sinistra - che alcuni di quelli che avevano concordato di tirarlo insieme, di fatto hanno scelto di sedercisi sopra, e in più con la frusta in mano hanno cercato di imporre velocità e direzione, pronti se no ad impantanarlo. A parte il fatto che prender frustate da chi dovrebbe stare con te a condividere la fatica fa non solo male ma anche arrabbiare assai, così non si fa molta strada, mi pare evidente: né sul piano locale né su quello nazionale.

Ciao, Mariocù ed eroi che mi avete seguito fin qui. Oggi non parlo di nessuno degli altri argomenti dell’elenco, ma se qualcuno volesse provarci, mi piacerebbe assai ragionarci. Dunque, per il vostro bene, pensateci su, prima di provocare…
Anche perché non facendo più il sindaco, ho parecchio tempo e neuroni liberi. Non dite poi che non vi avevo avvertiti.

Paolapì

tommaso B (non verificato)
Ritratto di tommaso B
Caro Q, non era mia

Caro Q,
non era mia intenzione attentare al tuo diritto alla riservatezza, semplicemete mi pareva più costruttivo un confronto basato sulla conoscenza reciproca delle nostre identità, comunque se serve a metterti più a tuo agio puoi chiamarmi Tommaso B. Leggo che tu stesso definisci provocatoria la lista dei questiti posti ai fautori del PD, se ti prefiggevi di provocare, non capisco lo stupore per la mia rsposta (a meno che tu non appartenga al novero dei provocatori non provocabili, ma credo di no...)
Resto comunque dell'opinione che le questioni da te poste siano TUTTE meritevoli di approfondimento e discussione, compresa l'ultima, in ordne di tempo, relativa al diverso grado di "scandalo" provocato all'interno della coalizione di governo, dalle diverse posizioni espresse dalle "estreme" dello schieramento, sulla quale condivido pienamente la tua posizione.
Spero che si possa aver modo di entrare nel merito dei quesiti che ci proponi, magari in sede di dibattito propedeutico alla costituzione del PD, nel quale spero, potremo incontrarci con le rispettive posizioni, ed i rispettivi cognomi, fino ad allora, ti saluto,
Tommaso B

Mario Q. (non verificato)
Ritratto di Mario Q.
Ringrazio sinceramente Paola

Ringrazio sinceramente Paola Pessina e Andrea Turconi per le risposte fornite in merito alla mia precedente e-mail, nella quale ponevo un elenco di quesiti (certamente molti, forse troppi...).

Credo fosse evidente il carattere provocatorio del commento, volto a stimolare il dibattito in merito ad aspetti del vivere politico e sociale che ci riguardano da vicino. Sicuramente l'intervento ha avuto il merito di avviare la discussione e rompere la staticità del forum (forum è sinonimo di confronto e discussione, caro Sig. Brancati....).

Al contrario di Paola Pessina, che si è spesa in una risposta ben argomentata e articolata (anche se in gran parte non condivisa), mi stupisce la risposta del Sig. Brancati.

Caro Brancati, comprendo la vostra deriva securitaria e quella del suo partito, ma credo che il "richiedere le generalità" non sia un compito che le spetta.
Dopo i lavavetri, vi scagliate anche contro gli internauti non politically correct?
Che brutto esempio di politica "dall'alto".
Non mi interessa conoscere meglio il suo curriculm politico-istituzionale; confrontiamoci sui contenuti (altrimenti che forum è??).
Volevo inoltre precisare che non si trattava di un quiz ma di una serie di domande aperte. Le domande aperte non prevedono punteggi; ma una risposta argomentata nella quale si richiede di esprimemere un concetto o una particolare riflessione relativa all'argomento trattato.

In questi mesi si è parlato molto di Partito Democratico, senza però entrare nel merito dei singoli ambiti di intervento.

Uno di questi riguarda il mercato del lavoro, e legislazione vigente in materia.
Ho cercato di comprendere la posizione del PD in merito alla Legge 30 e devo dire di aver riscontrato grosse difficoltà nell'individuare una posizione unitaria.
CISL e Margherita reputano la reputano ottima ed in dispensabile; la CIGL e una parte dei DS ritengono siano sufficienti piccole modifiche ad un testo di legge comunque ben strutturato.
L'impressione è che solo una parte minoritaria dell'Unione chieda oggi il superamento della Legge (come esplicitato nel programma). Anologa situazione si è verificata con la proposta sui DICO; e sulla proposta Turco relativa all'assunzione delle droghe leggere.

Perchè in passato non sono state accusate le forze politiche ostruzioniste (Udeur e Margherita su DICO, droghe leggere,...); mentre oggi ci si accanisce sulla cosidetta "sinistra radicale" che chiede semplicemente il rispetto del programma.
Non è credibile chi sostiene che l'accordo tra le parti sociali costituisca il superamento della Legge 30 (la stessa CGIL aveva espresso forti remore a riguardo).

Grazie.
Arrivederci.

Paola Pessina
Ritratto di Paola Pessina
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Ringrazio anch'io Mario Q.

Ringrazio anch'io Mario Q. Ma prima di entrare nel merito di uno o più dei temi dell'intelligente elenco proposto, gli pongo (e pongo a noi, perciò) una domanda di fondo: ma il PD nasce per morire nella gara Chi-è-più-a-sinistra-di-chi (e magari in quella speculare Chi-è più-cattolico-di-chi)?
Se fosse così, per me (e suppongo anche per qualcun altro) sarebbe inutile gareggiare. Di partiti dove si è certi di stare "a sinistra" e di altri in cui si è certi di stare "a destra" - e perciò si sa sempre esattamente come rompere le scatole al prossimo non allineato - c'è un tale affollamento, in questo Paese e in questo momento, che basta ... spostarsi e andare ad abitare lì.
Invece io desidero stare dove sto (a nord-ovest? a babordo? a ore 4? sopra? a lato?... no, al centro no: mi parrebbe presuntuoso -tutti siamo buoni a sentirci il centro del mondo- e pure noioso -sai che barba il motore immobile, dove tu credi di essere il motore, mentre in realtà non muovi un accidente di niente, e per di più ti tocca stare immobile anche tu!!!-)e RAGIONARE, e provare a dare RISPOSTE ADESSO a un mondo che cambia sotto i nostri occhi QUI e ADESSO.
Certo, mi servono le linee-guida di tutti quelli, più lucidi di me, che hanno fatto la fatica di ragionare prima di me sulle cose del mondo e degli essere umani (e i ragionamenti "di sinistra" mi sono sempre sembrati più interessanti, più caldi, e tutto sommato meno pericolosi di quelli "di destra"), e soprattutto l'esperienza della storia di cui io sono stata direttamente partecipe (un po' per destino e un po' per scelta, come capita a tutti gli umani). Le linee e le esperienze di chi si è detto fino ad oggi "a sinistra" mi servono, ho detto, e mi ci confronto volentieri. Ma delle parole d'ordine e delle formule e dei certificati di appartenenza (di sinistra e non)non me ne faccio proprio niente, ADESSO: se quegli strumenti fossero stati sufficienti, infatti, il mondo non sarebbe com'è (e invece lo è, dato che il mondo se ne infischia di girare come pare alla sinistra o alla destra, persino alla faccia di tutte le riforme e le rivoluzioni da esse attivate) e noi non saremmo qui oggi a patire e a desiderare qualcosa di diverso, che ci parli alla testa e al cuore e che ci aiuti a decifrare e a muoverci in mezzo al gran mischiarsi delle storie e della storia, che ignora le rassicuranti distinzioni destra/sinistra e chiede di essere capito e di essere vissuto (perciò prima di tutto - sia pur faticosamente - accettato e amato, non solo classificato e giudicato).

Comunque, dibattito (e argomenti proposti) interessanti, Mario Q, a patto che ti interessi muoverti da dove stai ora. Se invece sei così certo di stare "a sinistra" e ci stai bene, sta' lì, e tanti auguri. Magari ti aspettiamo a vivacizzare il confronto già aperto su tanti altri siti in rete (a partire da quello nazionale, di link in link) e che può darsi abbia da oggi un suo sviluppo anche in www.partitodemocraticorho.it: che cosa ci tiene insieme come democratici e ci differenzia dalle altre proposte già configurate sul mercato elettorale è davvero IL tema, quello per cui vale la pena di appassionarsi e darsi da fare (senz'altro più che per la competizione Veltroni-Bindi-Letta & altri)
Alla prossima, dunque.

PS= mi dicono che uno di sinistra, tale LENIN, teorizzasse e predicasse la necessità di analisi CONCRETE su situazioni CONCRETE. C'è da rifletterci...
e da provarci ancora, visto che è una bella cosa di sinistra un po' troppo spesso ultimamente bypassata.

Tommaso Brancati (non verificato)
Ritratto di Tommaso Brancati
Ho letto il "questionario"di

Ho letto il "questionario"di Mario Q,prima di provare a cimentarmici, vorrei chiedergli:

CHI ATTRIBUISCE I PUNTEGGI ?

QUANDO POTREMO LEGGERE LE RISPOSTE ESATTE?

SONO PREVISTE DOMANDE DI RISERVA?

E,SOPRATTUTTO, QUALI SONO LE ALTRE LETTERE DEL COGNOME DELL'ESAMINATORE DOPO LA Q ?
Personalmente preferisco le discussioni ai quiz, ma sarò lieto di concorrere al premio "la mia sinistra lava più banco della tua" quando stabiliremo una par condicio della conoscenza reciproca, cominciando dalle rispettive generalità,
saluti